Pitecus
Rezza Mastrella 

Sabato 26 giugno, ore 21.30 | Anfiteatro
Spettacolo a pagamento

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Di: Antonio Rezza, Flavia Mastrella

Con: Antonio Rezza

Produzione: RezzaMastrella, TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello
Durata: 100’

Premi: Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2018

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Pria che l'uomo canti due volte e rinneghi il suo spirito libero, lì, a contatto di gallo, l'uomo alzerà gomito e cresta e cozzerà le sue basse ambizioni contro un soffitto di inutile speranza

Gidio è chiuso in casa, Fiorenzo, sta male fisicamente; il professor Stella, videodittatore dipendente, mostra a migliaia di telespettatori alcuni malati terminali, un padre logorroico non si capacita dell'omosessualità del figlio; Saverio, disinvolto e emancipato, prende la vita così come viene, cosciente del suo fascino fuggevole. Mirella prega intensamente le divinità per essere assunta alle poste, Roscio, di nome e di fatto, frequenta una nuova compagnia di amici che lo sbeffeggiano a tracotanza. Pitecus racconta storie di tanti personaggi, un andirivieni di gente in un microcosmo disordinato: stracci di realtà senza filo conduttore, sublimi cattiverie che rendono comici e aggressivi anche argomenti delicati. Non esistono rappresentazioni positive, ognuno si accontenta, tutti si sentono vittime, lavorano per nascondersi, comprano sentimenti e dignità, non amano, creano piattume e disservizio.

I personaggi sono brutti somaticamente e interiormente, sprigionano qualunquismo a pieni pori, sprofondano nell'anonimato ma, grazie al loro narcisismo, sono convinti di essere originali, contemporanei e, nei casi più sfacciati, avanguardisti. 


A messy microcosm inhabited by many characters whose stories have no common thread, where sublime wickedness turns sensitive subjects into something both funny and violent. There are no positive representations, ugly both on the inside and outside they sink into anonymity while thinking they are original, everyone feels to be a victim, they buy feelings and dignity creating mediocrity and disservice.

 

Pitecus contat s'istòria de medas personàgios, de gente in unu microcosmu sena de òrdine: cantos de realidade sena de coerèntzia. Sos personàgios sunt lègios in intro e in foras, sunt anònimos ma cunvintos de èssere originales.


Chi sospira spira
Ogni volta che si parla, si inibisce la respirazione, che poi prende la rincorsa appena arrivano le pause obbligatorie. È però impossibile dire e nello stesso istante sospirare durante l’emissione di una lettera, o di un suono. Domandare a chi declama di scovare un nesso tra l’opera e il respiro, è impresa non da poco. Sicuramente il fiato, durante una performance, fa la parte del rincalzo poiché è costretto a mettersi a regime solo quando l’attore si sta zitto. Il sospiro è legato all’assenza del rumore, e può accontentarsi a malapena del pensiero. Che poi a pensare son capaci tutti, chi meglio chi peggio, ma a parlare bene no, la respirazione gioca sul velluto, entra in scena durante il pentimento, nel bel mezzo del ristagno della mente che, in quanto biforcuta, è di gran lunga secondaria al contenuto. Ma attenzione, il contenuto inteso come forma e non come astrazione, il contenuto fatto voce per impedire all’aria di infilarsi dentro il naso e annacquare l’ipotalamo diluendo le pretese.
Certo non respirando saremmo poca cosa, ma almeno eviteremmo l’alito cattivo, il ronfo del vicino, il contagio bacillare, il reflusso gastroesofageo, lo sbuffo dell’amico, il soffio sopra le ferite. E il mocciolo rimarrebbe tutto dentro, materia grigia nel posto sbagliato, mai soffiarsi il naso, quello è solo il cervelletto che diserta la ragione. Nel muco di ogni brocca c’è tanto raziocinio che cerca di affrancarsi dalla zucca, ma viene appalloccato dentro a un fazzoletto dal cagionevole di turno a corto di rispetto: non era raffreddore era un precetto. Al di là di questo proprio niente. Tira una brutta aria in giro, conviene soffocare. Anche perché non si è mai saputo chi la tira.
Antonio Rezza

 

Asfissia metaforica. Il ritorno al respiro

Asfissia e soffocamento ora come allora - tutto sembra difficile, negli anni 80 prendeva piede l’individualismo sterile a danno della figura eroica, la mutazione ci ha portato piano piano alla apparente vanificazione dell’arte. In quel momento architettavo per Antonio i quadri di scena e con lui realizzavo cortometraggi. Sfornavo continuamente sculture, foto, disegni in preda a un’energia quasi mistica. Ambisco a una dimensione creativa dove tutto si muove a una velocità supersonica, rappresento la realtà per non subirla, mi piace scoprire cose mai viste e durante il periodo in cui davo vita ai quadri di scena ogni risultato era una sorpresa, respiravo bene!

Pitecus nasce da un insieme di tre spettacoli a più quadri, Nuove parabole, Barba e cravatta e Seppellitemi ai fornetti durante il tempo Pitecus pur mantenendo la sua struttura narrativa è cresciuto nel ritmo, come se fosse un organismo si è adeguato alle opere successive, respirando sempre l’aria del presente.

Dopo Pitecus ho cominciato a trattenere il fiato poiché da quel momento ho avuto sempre la sensazione che ci fossero presenze indefinite a sperare in un mio abbandono e testarda sono andata avanti a raccontare di equilibri fragili nel non tempo a testa bassa fino al primo look down, in pausa forzata alzando la testa, ho avuto la rivelazione, ho visto numerosi palloni gonfiati pervadere lo spazio e chiudere tutte le prese d’aria, non sembravano veri e non avendo la possibilità di rappresentarli né di evitarli, in mancanza di occasioni mondane, per combatterli sono stata costretta a simulare un’asfissia, morire e poi rinascere con un nuovo respiro.

Flavia Mastrella