Flatus Resonantes - Una Dimensione Onirica

Il progetto Amori Difficili prende in prestito il nome dall’omonima raccolta di racconti di Italo Calvino e cerca di coglierne alcuni elementi e principi fondamentali suggeriti dal grande autore italiano, per riproporli sulla scena in forma di teatro documentario delle emozioni e delle passioni. Il lavoro insiste sulla memoria affettiva della comunità in cui viene realizzato e vuole restituire in una forma trasfigurata la mappatura dei sentimenti di quella stessa comunità.

Da giovedì 24 giugno, ore 17-20 | Portixeddu

A cura di Francesco Bonomo 
Con Daniel Dwerryhouse e Astrid Meloni

FLUMINIMAGGIORE

Dopo gli insediamenti prenuragici e nuragici, questa terra ha visto il passaggio dei fenici, l’istallazione dei romani e in seguito degli spagnoli, tutti attirati dalle ricchezze del luogo. Più di recente, - tra XIX e XX secolo - con lo sviluppo industriale delle risorse minerarie, da tutta Europa sono arrivati imprenditori sfruttarne i territori.

Vogliamo credere che sia finito il tempo della colonizzazione e dello sfruttamento e si passi a un tempo in cui le persone possano raccontare e valorizzare gli spazi che abitano.

 

FLATUS RESONANTES

La memoria emotiva si muove come il vento, con il tempo cresce arricchendosi o si calma diventando una tenue brezza, ansima affannosamente o respira placidamente. I venti (Flatus) delle nostre emozioni risuonano (Resonantes) dentro di noi e questa vibrazione diventa la nostra emanazione nel mondo.

 

L’IDENTITÀ

Nel solco del progetto AmoriDifficili, Flatus Resonantes è un’installazione creata con la partecipazione della comunità che la ospita, insieme ci avventureremo nel percorso della memoria emotiva di chi, direttamente o indirettamente ha fatto esperienza della miniera.

Durante la nostra permanenza intendiamo intervistare coppie di persone, di tutte le età, conoscenti o meno che possano, in un processo da noi guidato, domandarsi l’un l’altro quale sia il segno che la miniera ha lasciato sulle loro vite e come abbia influito sulla loro identità.

Daremo così vita a delle piccole drammaturgie sonore.

 

IL LUOGO

La spiaggia è un luogo di passaggio, non è spazio dell’abitare, è approdo, ma anche porto da cui salpare, il ponte tra quello che conosciamo e lo sconfinato orizzonte partire alla scoperta di mondi sconosciuti. È luogo del mito, del sogno e della libertà, in evidente dicotomia con il mondo sotterraneo e claustrofobico delle miniere. Proprio la spiaggia è la sede di Flatus Resonantes: un piccolo teatro fatto di conchiglie da cui ascoltare il mare delle memorie.

 

L’ASCOLTO

Tra le dune di Portixeddu ci si potrà sdraiare su apposite postazioni, chiudere gli occhi e farsi trasportare dalle emozioni dei nostri narratori. La posizione supina i faciliterà il viaggio nel mondo onirico svincolando chi ascolta dalla responsabilità di dover essere presente a se stesso e favorirà così l'apertura in piena libertà all’immaginario
Francesco Bonomo

LE CONCHIGLIE

Le forme degli oggetti, sono ispirate dalla natura, sono forme organiche che ricordano gli invertebrati del mare, i poriferi (spugne),coralli, licheni marini, a reinterpretare l’oggetto conchiglia, utilizzato quasi come “strumento” per ascoltare il suono del mare; le ceramiche saranno il nostro "strumento" di ascolto.

 Ma oltre che sulle forme, che vogliono appunto essere un tributo alle creature e alle morfologie del mare, la mia ricerca si è focalizzata anche sullo studio delle texture createsi attraverso l'utilizzo di colorazioni, di argille diverse (refrattarie, bianche, rosse e nere) e anche le svariate differenti cotture a cui le opere sono state sottoposte; texture caratterizzate anche e soprattutto dai segni "grafici".

 Sono solchi o segni a rappresentare l’aria che fluisce col respiro e al tempo stesso i segni indelebili dei ricordi nel tempo (i racconti stessi).

Oltre a ciò, i segni si legano anche ad un certo mondo arcaico; l'ispirazione arriva da tutte quelle pietre che nell'antichità venivano incise dall'uomo per motivi di natura “sacra”, per mantenere una memoria, e che ritroviamo spesso in luoghi di interesse archeologico, come dolmen, menhir e altri.
Martina Silli